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Paese: Italia, 1987
Regista: Antony Ascot
(Giuliano Carnimeo)
Interpreti: Janet Agren,
David Werbeck,
Eva Grimaldi
TRAMA
Due modelle stanno facendo un servizio fotografico su di un isola
tropicale. Durante una notte, una delle due viene inseguita e brutalmente uccisa
da un misterioso killer; ben presto altre vittime si aggiungono alla lista. La
polizia brancola nel buio ma la modella superstite, con l'aiuto di un
giornalista conosciuto all'areoporto
si avvicina, per puro caso, a scoprire la verità, che si cela dietro gli esperimenti genetici di
un professore che ha casa sull'isola...
RECENSIONE
E’il 1987 quando Giuliano Carmineo (qui con il suo pseudonimo Anthony Ascot)
gira questo delirante e divertente film, entrato in breve tempo negli annali del cinema
trash made in Italy.
Come già avrete intuito leggendo le righe sopra, la storia su cui si basa “Quella villa in
fondo al parco” è qualcosa di noto a tutti gli appassionati del genere, un “mostro” creato
in laboratorio che scappa e semina morte ovunque vada, la polizia che non ne capisce niente,
due detective improvvisati (che comunque non capiranno niente neanche loro!) etc…ma qui si va
molto oltre, perché tutti questi clichè triti e ritriti cadono incredibilmente nel ridicolo!
Innanzitutto, il “mostro”. Pensare che dietro alla creatura non ci siano effetti speciali ma
un attore vero, un “freak”alto 70 cm, tale Nelson De La Rosa può lasciare un po’ perplessi,
non c’è proprio limite al risparmio!, però non è possibile trattenere una risata quando lo
si vede in azione.
Stando a quanto affermato dal suo creatore, dovrebbe essere un incrocio
tra una scimmia e un topo (“Ho sempre sognato di creare un essere derivato da due specie diverse…”
dice, ma perché???)
ma in realtà non ha niente della scimmia e poco del topo, è capace di indurre all’istante nell’uomo una grave
forma di leptospirosi (ecco perché la polizia non c’arrivava, tutti i morti erano deceduti per arresto cardiaco,
ma dai…) ed è intelligentissimo; il fatto è che non è credibile nei panni di uno sterminatore di uomini
(ancora un po’ dovrebbe dare lezioni a Michael Myers e a Jason) e non fa minimamente paura, impagabile
a tal proposito una scena verso la fine in cui cammina ondeggiando come uno zombi!
Non si contano buchi macroscopici nella sceneggiatura, il
personaggio dello scrittore di gialli
è del tutto campato per aria, va ai Caraibi per un motivo ma dopo un minuto è già al fianco di
Terry e lì rimane per tutto il film, mah…e questo è solo un esempio!
In generale tutti gli attori offrono una prova al limite della decenza, la migliore prestazione
è quella di Eva Grimaldi (e questo la dice lunga…) che si concede pure generosa per qualche istante
sotto la doccia e i dialoghi sono, a volte, veramente ridicoli.
Qualche trovata c’è, qualche scena di sangue pure ma è davvero troppo poco.
“Quella villa in fondo al parco”, quasi pessimo da punto di vista “oggettivo”, resta comunque un
film di culto, da cineteca trash, divertentissimo e interessante se guardato col giusto spirito.
Una piccola nota a margine: come spesso succedeva per i film italiani di bassa lega di quegli anni
la copertina non c’entra quasi niente con il contenuto del film; una villa gotica, la luna piena
e una mano mostruosa fanno sempre il loro effetto…ma di certo non li vedrete qui!
E anche il titolo,
anch’esso molto tirato per i capelli, fa chiaramente il verso al più famoso “Quella villa accanto
al cimitero” di Fulci, molto meglio la versione inglese, “Ratman”.
VOTO: 4
+JackSkeletron+
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